I nostri auguri di Natale

Cari amici ed amiche;

Anche quest’anno volge al termine ed è tempo di tirare le somme.

Purtroppo non si chiude nella maniera in cui abbiamo sperato.

Il 2019 lo ricorderemo come l’anno del ritorno al medioevo, quando la popolazione veniva soggiogata per via della loro ignoranza e si condannava in pubblica piazza ogni azione che veniva proibita dalla Chiesa. 

Se ci pensate non siamo andati molto distanti: se dovessimo raccontare ai posteri cosa è accaduto in Italia nel 2019 tale da far arrestare l’espansione del mercato nazionale della canapa e far subire un collasso di aziende e di investimenti, capitali italo-stranieri mandati in fumo che si sarebbero tradotti in posti di lavoro in diversi comparti del settore. La fiducia delle banche mai ottenuta, il blocco delle agenzie dei trasporti e di tutto quanto muove denaro in una nascente economa circolare a bassissimo impatto ambientale.

Per comprendere meglio la situazione è alle vicende politiche che dobbiamo riferirci: il Governo del Cambiamento è stato per noi un vero martirio. L’inaspettata accoppiata politica si è ben guardata dall’inserire nel contratto di Governo il tema scomodo della legalizzazione, tanto cara in campagna elettorale ai grillini…

Quando meno ce lo aspettavamo la cannabis (light tra l’altro) è stata tirata in ballo dall’ex ministro dell’Interno come se fosse una piaga da debellare, la croce nera di tutte le comunità di accoglienza e recupero., quando invece fatti e circostanze ambigue fanno pensare fosse un favore ai suoi amici mafiosi ed una balla di copertura in un momento cruciale per la Lega di Salvini. 

Sul settore si sono accesi i riflettori e la lotta contro la “cattiva propaganda” architettata ad arte da chi tiene la stampa ed i TG sotto scacco; a suon di articoli, comunicati stampa, e PEC ministeriali si arriva al 30 Maggio con la sentenza della Corte di Cassazione a sezioni riunite.

Una sentenza inaspettata che in buona sostanza non cambia nulla ma rimanda alla politica la necessità di mettere mano alla 242 legge incompleta sotto il profilo commerciale.

Le motivazioni tanto attese dalla politica non si sono fatte attendere ed abbiamo passato l’estate con l’ombra persecutoria delle F.F.O., tra negozi prima e campi poi, battuti a tappeto su tutto lo stivale col solo scopo di sequestrare infiorescenze e quanto potesse ricondurre a sostanze stupefacenti citate nel testo della sentenza! Sequestri che nella maggior parte dei casi si sono risolti in dissequestri più o meno veloci, ma che in ogni caso hanno dovuto impiegare la costosa macchina giudiziaria.

Il settore tra uno sconforto ed un incredulo ha subito una bella scrematura. Moltissime attività aperte solo per vendere canapa light hanno abbassato la saracinesca anche preventivamente.

Col senno di poi, avendo anche seguito direttamente le varie vicende, le varie riunioni di coordinamento nazionale che avrebbero dovuto portare l’intero settore a scendere in Piazza in tempi brevi per farsi ascoltare dal Governo e sistemare una buona volta la legge; non ho apprezzato la mancanza di spina dorsale da parte delle associazioni di categoria che avrebbero potuto guidare la protesta ma che invece hanno frenato e preferito la via del dialogo.

L’abbiamo seguita di concerto a Federcanapa, nel quale sediamo nel direttivo, non abbiamo scartato altre possibili strade intraprese anche con associazioni neonate ma il tutto alla fine non ci ha portato da nessuna parte.

Abbiamo consolidato il dialogo con gli esponenti politici che hanno accolto il nostro grido di aiuto e su questo ci siamo mossi e continueremo a farlo.

Le proposte di modifiche alla 242, le nuove proposte di legge che per mesi sono state depositate in Senato in attesa di discussione non hanno ancora trovato una data calendarizzata per il dibattito democratico. Il problema è sempre lo stesso: Lega FI e FdI muovono strategicamente le loro pedine messe sugli scranni giusti ed inevitabilmente tutto si inceppa o si rallenta o si perde.

Il culmine lo abbiamo avuto con lo stralcio definitivo dell’unico sub-emendamento che avrebbe portato un minimo di chiarezza sulla liceità della vendita della biomassa ( ed ovviamente delle infiorescenze in essa comprese). 

Niente è perduto, ed ora più che mai dobbiamo stringerci e continuare ad andare avanti!

Siamo un associazione culturale ed è la cultura che dobbiamo diffondere in primis!

La politica continua a tenerci in ostaggio con l’ignoranza ed i pregiudizi fondati su pareri che fanno leva su vecchi preconcetti costruiti a regola d’arte da decenni.

Il nostro ruolo è quello di risvegliare la coscienza collettiva ed avvicinarla non solo al nostro settore ma anche alle incredibili proprietà che questa pianta ci offre!

Mi spiace avervi dovuto rubare  del tempo prezioso per “ricordare questi spiacevoli avvenimenti”, ma la memoria è importante e l’anno che sta per arrivare sarà ancor più denso di avvenimenti di carattere internazionale che daranno una svolta decisiva al settore cannabis. 

Noi dobbiamo essere pronti altrimenti rischiamo di perdere il “treno verde” che non si fermerà una seconda volta.

 

Nel ringraziarvi di quanto avete fatto quest’anno impegnandovi nel contribuire a far crescere il settore nella continua incertezza mi impegno in prima persona affinché tutti questi sforzi non siano stati vani!

 Avete dimostrano delle enormi potenzialità e continuando a coltivare avete sviluppato delle capacità che è giusto continuare ad impiegare per far evolvere il settore nella direzione della costituzione di filiere regionali per la trasformazione della canapa per tutti gli impieghi possibili.

Il mio augurio è che possiate trascorrere un sereno Natale con i vostri cari e che troviate le energie positive per affrontare insieme le sfide del nuovo anno, che sono sicurissima sarà un anno decisivo per la canapa.

La certezza è quella che NON SAREMO SOLI e che continueremo insieme a “coltivare un futuro più sostenibile” per noi e per le future generazioni.

Verdi prosperi auguri dalla vostra Presidente

Vi abbraccio tutti

Con affetto sincero

M. Serena Caserio

 

 

 

La proposta di limite dell'1% di THC metterebbe l'Ecuador all'avanguardia a livello mondiale

Il governo ecuadoriano ha proposto un piano per fissare il livello massimo di THC per la canapa industriale a un pieno 1%, seguendo l'esempio di Uruguay, Svizzera e Australia. Il limite è nelle proposte di modifica delle politiche delineate durante una sessione legislativa che esamina la legalizzazione della canapa industriale rimuovendola dal codice penale ecuadoriano. Il limite di THC dell'1% si basa sul peso a secco della sostanza verde della canapa. Il codice penale riformato affermerebbe chiaramente che la canapa al di sotto di tale limite non è più una coltura proibita e che la regolamentazione dei livelli di THC è di competenza dell'Autorità agraria nazionale.Problema spinoso La regolamentazione della cannabis ha dimostrato un problema spinoso in Ecuador. "Molti politici sono consapevoli del potenziale economico che la canapa rappresenta nelle loro diverse aree", ha dichiarato il fondatore della ONG Cáñamo Industrial Ecuador. "Tuttavia, c'è ancora una lotta contro gli interessi economici delle élite conservatrici che non vogliono che venga approvata." L'Ecuador nel 2015 ha approvato una nuova legge che depenalizza il consumo di cannabis. Tuttavia, la mancanza di chiarezza ha causato confusione tra il pubblico e le autorità per quanto concerne il CBD e altri composti. Un voto procedurale tra i legislatori ecuadoriani ha mostrato 83 a sostegno, mentre 23 membri dell'assemblea hanno scelto di astenersi dal voto e 20 hanno votato contro le modifiche. Impostando il parametro di riferimento dell'1%, l'Ecuador si posizionerebbe all'avanguardia legale su un palcoscenico globale. Nella maggior parte del mondo, il limite di THC per la canapa industriale è dello 0,3%, mentre le nazioni europee lavorano con un limite di THC dello 0,2% ancora più severo, che le parti interessate del continente stanno lavorando per cambiare. Il Nord America osserva un limite di THC dello 0,3%. Quale strategia adottare? I cambiamenti in Ecuador riguarderebbero in modo più ampio l'uso della cannabis a scopi medicinali e almeno in parte apriranno la strada al mercato locale del CBD, sebbene rimangano molte domande. Alcuni hanno sostenuto l'importazione di CBD all'inizio, per garantire la qualità e rendere i prodotti di CBD puri disponibili solo nelle farmacie. "Molti produttori producono oli e questi medicinali in vaso", ha recentemente riferito ai giornalisti Omar Vacas Cruz, ricercatore presso l'erbario QCA della Pontificia Università Cattolica dell'Ecuador, un processo che "dovrebbe essere condotto in modo tecnico, attraverso un laboratorio . “Ci sono persone che fanno soldi con il dolore degli altri. Questo è il motivo per cui penso che l'importazione in primo luogo mi vada bene ", ha detto Cruz, riconoscendo che “creerà un mercato nero, poiché l'importazione significherà avere prodotti a prezzi più alti ". Cruz ha affermato che il CBD ora vende in Ecuador per circa $ 30 per un flacone da 20 ml. Quadro di investimento poco chiaro Raccomanda che l'autorità sanitaria nazionale sia responsabile dell'applicazione dei controlli del settore per garantire che i prodotti siano sicuri. A seconda di come andranno le cose, le parti interessate dicono che le più recenti modifiche alla legge potrebbero innescare un'inondazione di investimenti poiché le società americane e canadesi hanno da tempo mostrato interesse per la semina della canapa in Ecuador, dove le lunghe ore diurne e il terreno post-vulcanico offrono condizioni ottimali. Mentre i dettagli sulle licenze di coltivatori e trasformatori rimangono da elaborare, "È solo una questione di tempo prima che l'Ecuador mostri il suo potenziale agricolo con la canapa", ha detto Herrera di Cáñamo Industrial Ecuador. All'Ecuador si sono uniti Bolivia, Cuba e Sudafrica nel proporre una dichiarazione che è stata adottata dalle Nazioni Unite lo scorso anno vincolando i paesi a "rispettare e proteggere i bisogni rurali", con l'obiettivo di "incentivare le politiche rurali che includono la cannabis nelle loro strategie di sviluppo”. Fonte: https://hemptoday.net/ecuador-canabis-law/

Comunicato

In seguito alla risoluzione presentata dal Movimento 5 Stelle in XIII commissione agricoltura, la nostra associazione che è composta prevalentemente da produttori di canapa da fiore, ci tiene ad esprimere il proprio parere in merito. Apprezziamo lo sforzo del Partito di maggioranza del Governo, che dopo essere stato pressato dall’intero settore che ricordiamo: ha subito una fortissima battuta di arresto, a seguito delle dichiarazioni di Salvini prima e della sentenza della Corte di Cass. a sezioni riunite; si è finalmente deciso a riprendere i lavori per sistemare la questione “fiore” all’interno della L.242/2016. Ciò che ci rende perplessi è l’impegno che si chiede al Governo di: disciplinare la cessione di biomassa di canapa, intesa come materia prima composta da parti vegetative aeree, ivi compresi, steli, canapulo, fibra, semi, foglie, fiori e/o infiorescenze, identificabili o che, nel complesso, ne consentono l'identificabilità nello stato stabilizzato di presentazione – biomassa secca con umidità inferiore al 12 per cento – a fini estrattivi per le aziende che dispongano dei necessari requisiti di legge. Stiamo passando dal non avere nessuna menzione del fiore all’averlo con una unica destinazione specifica a fini estrattivi e questo è inaccettabile! Sarebbe come chiedere ad un viticoltore di dover vendere la sua uva solo ad aziende che la trasformano in vino o aceto, o ad un frutticoltore di conferire solo a chi trasforma marmellate! Non stiamo risolvendo l’annoso problema della commercializzazione al pubblico del fiore tal quale, che sempre da agricoltura proviene, anzi sottolineiamo: da canapicoltura altamente specializzata che riesce a ripagarsi gli sforzi e gli investimenti fatti per produrre un fiore italiano di altissima qualità. Stiamo inoltre lasciando centinaia di commercianti nel braccio della magistratura che continua imperterrita la sua “caccia alle streghe” trasformando onesti cittadini in “spacciatori” di sostanze NON stupefacenti ma che vengono trattati al pari di chi spaccia crack ed eroina agli angoli delle strade. Tutto questo in un momento delicato in cui si andrà di qui a poco ad avere tonnellate di fiori pronte per essere immesse sul mercato. Fiori di qualità che se fossero normati nella giusta maniera darebbero una spinta economica notevolissima ad un Governo che ci risulta debba trovare circa 9 miliardi di euro per scongiurare l’aumento dell’IVA e nuove tasse per far quadrare il bilancio. Siamo concordi sugli altri impegni che d’altronde ribadiamo essere necessari ed urgenti da che è stata approvata la 242, ma non vogliamo più incertezze legislative che sappiamo poi essere tutte a nostre spese. Chiediamo al M5S il ritiro della risoluzione ed al Ministro dell’agricoltura un apertura di dialogo per arrivare in tempi brevissimi alla definitiva soluzione dei problemi evidenziati. Chiediamo il rispetto della filiera sia produttiva sia estrattiva che commerciale che, seppur con l’incertezza della normativa, si è ampiamente sviluppata in questi due anni. Con l’allora ministro Martina arrivammo alla circolare del 22 Maggio 2018 che considerava le infiorescenze presenti implicitamente nella L.242 bene riprendiamo da lì.