UNA NUOVA RICERCA MOSTRA COME LA LIBERALIZZAZIONE DELLA CANNABIS RIDUCA LA DOMANDA DI MEDICINALI

Spesso è stato ipotizzato che dando accesso alla cannabis si possa ridurre notevolmente il peso dell'assistenza sanitaria nazionale. Mentre la ricerca sulla cannabis aumenta, la sua capacità di trattare e aiutare numerose malattie è ancora in fase di comprensione.

Fino ad ora ci sono state poche prove a sostegno di questa ipotesi a causa della mancanza di ricerche nel campo. Tuttavia, uno studio recente fornisce la prima analisi della "Medicina fai-da-te" relativa al consumo di cannabis, prendendo in esame gli effetti che l'involontaria liberalizzazione della cannabis leggera, avvenuta in Italia nel 2016, ha avuto sulle vendite di farmaci da prescrizione.

L'Italia è stata storicamente un prolifico produttore di canapa; negli anni '40 era il secondo produttore al mondo di canapa industriale. Nonostante ciò, la cannabis rimane legale solo per scopi industriali o medici. Questo non sorprenderà quelli che sono sintonizzati su questioni legate alla cannabis nel Regno Unito, dove abbiamo visto che alla coltivazione su larga scala non equivale la legalizzazione, anche quando i membri chiave del governo traggono profitto direttamente da tale coltivazione.

Nel 2016, il governo (italiano ndT) ha approvato una legge destinata a regolamentare e fornire incentivi per la coltivazione della canapa. Tuttavia, la legislazione non ha esplicitamente vietato la commercializzazione del fiore di cannabis. Di conseguenza, la vendita di fiori di cannabis a basso contenuto di THC (<0,2% di THC), ma ricca di CBD, è stata resa possibile in virtù di questo vuoto legislativo.

Da maggio 2017, diverse startup hanno sfruttato questo mercato grigio e iniziato a vendere fiori di cannabis come "prodotto tecnico", ovvero come oggetto da collezione non destinato a essere fumato o consumato. I fiori di canapa da allora sono saliti alle stelle in popolarità e sono ampiamente disponibili nei negozi dedicati, nei tabaccai e persino nei distributori automatici.


METODO DI STUDIO

La ricerca fornisce una prospettiva utile e unica in quanto studia la liberalizzazione involontaria della cannabis, ottenuta attraverso un vuoto legislativo piuttosto che con un cambio della legge previsto a livello istituzionale.

C'è differenza con la cosiddetta marijuana medica, che richiede una prescrizione medica ed è spesso difficile da ottenere anche da pazienti qualificati; la cannabis leggera non ha alcuna indicazione terapeutica ed è di facile accesso. Gli autori della ricerca osservano che ciò fornisce un'opportunità unica per stimare gli effetti sostitutivi tra farmaci tradizionali e CBD (altrimenti noto come cannabidiolo, un composto non intossicante che si trova in abbondanza all'interno della pianta di canapa).

Lo studio cerca di valutare l'effetto causale della disponibilità del fiore CBD sulle vendite di diversi tipi di farmaci per i quali la cannabis può essere considerata un efficace sostituto: oppioidi, ansiolitici, sedativi, anti-emicrania, antiepilettici, antipsicotici e anti-depressivi.

Considerando che la maggior parte degli studi in questo settore sono incentrati sulla cannabis medica, qui l'attenzione è invece focalizzata sull'automedicazione, cioè la possibilità di cercare sollievo con trattamenti non prescritti, non ufficiali o alternativi, che risulta dalla disponibilità locale del prodotto.

I RISULTATI

La ricerca ha scoperto che la disponibilità di fiori CBD ha portato ad una significativa diminuzione del numero di farmaci erogati dal Servizio Sanitario italiano. In particolare è stato riscontrato che l'arrivo del fiore del CBD in una determinata provincia ha portato ad una riduzione del numero di confezioni di ansiolitici erogate di circa l'11,5%, dei sedativi somministrati del 10% e degli anti-psicotici erogati del 4,8%.

I risultati indicano che anche una forma lieve di liberalizzazione può generare un significativo effetto di ricaduta sul mercato dei prodotti farmaceutici e quindi contribuire ad alleggerire il peso della spesa per le istituzioni sanitarie.

Nonostante l'opinione popolare, il fiore di canapa rimane illegale nel Regno Unito. Visti i recenti raid nel Regno Unito a causa di aziende che vendono fiori CBD, si pone la domanda: perché il fiore di canapa è ancora illegale nel Regno Unito?


traduzione: gliamicidinonnacanapa.org

 

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